Il vino oggi è prima di tutto un'idea, un'idea di vino e poi un prodotto.
In origine le cose erano invertite poiché dalla vite spontanea e poi dalla coltivazione della vite è nata l'uva e dall'uva il vino.
Le prime sorprese dell'uomo nel bere il succo fermentato dell'uva sono state l'ebbrezza e la dolcezza mostosa.
Da questo stupore iniziale è nata l'elaborazione del vino, che oggi ha alle spalle diversi millenni di cultura.
In realtà però il vino come lo conosciamo e apprezziamo oggi ha una vita molto più limitata, che possiamo far risalire al gusto dell'aristocrazia morente e all'operosità della borghesia nascente.
Da questo connubio sociale e culturale sono nati i grandi chateaux francesi e dalla Francia è nata la prima idea del vino.
Le radici di questa cultura erano italiane, poiché i vini non erano prodotti in Francia fino al primo medioevo e vennero conosciuti con la dominazione Romana senza una particolare attenzione.
Solo dopo il primo medioevo inizia la coltivazione della vite in Francia e con Caterina de Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico e Regina di Francia inizia la cultura aristocratica del gusto. Insoddisfatta della cucina di Corte Caterina fa venire a Parigi i cuochi di Toscana e nasce così la grande cucina francese, ma soprattutto il gusto del palato con tutto quel che ne segue per il cibo e il vino.
La grande tradizione francese ha dunque una radice italiana. Oggi l'Italia non ha nulla da invidiare alla cultura francese dell'elaborazione del vino e come per la cucina italiana, che è soprattutto una cucina territoriale molto ricca, anche il vino italiano ha una forte vocazione territoriale. Il vino italiano oggi è fatto delle molte idee radicate nei molti territori. Senza un'idea si produce certamente vino, ma non si fa il vino.